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Evergrande, le 3 date da non perdere sulla crisi. Coinvolte 250 istituzioni finanziarie


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Troppo grande per fallire? È quanto si stanno chiedendo gli economisti di Ubs, dopo che il governo cinese ha avvertito le banche che il colosso immobiliare Evergrande non sarà in grado di pagare gli interessi sul debito la prossima settimana. Questa mattina il titolo ha perso fino all’11% a Hong Kong per poi chiudere con un -3,4% a 2,54 dollari locali grazie 14 miliardi di dollari di liquidità iniettati nel sistema finanziario da parte della Banca centrale cinese.

Secondo Ubs, “un evento sul debito sembra inevitabile” a questo punto dal momento che il gruppo immobiliare ha assunto consulenti finanziari per esplorare strade in grado di alleviare i problemi di liquidità e considerate le aspettative di un calo delle vendite di case nei prossimi 1-2 mesi, oltre alla mancanza di progressi nella cessione in corso degli immobili.

Mentre le autorità cinesi hanno cercato di intervenire e chiedere alle banche di consentire dilazioni di pagamento, “la linea di fondo rimane che la capacità di Evergrande di generare liquidità sufficiente nel breve termine attraverso vendite contrattuali e cessioni di attività si è notevolmente deteriorata e, a sua volta, ha aumentato la probabilità che un evento importante si verifichi a breve”, scrive la banca svizzera.

Per il settore immobiliare cinese, il canale di finanziamento offshore è costituito dal mercato obbligazionario denominato in dollari, dal prestito sindacato e dal finanziamento di operazioni private. Il mercato obbligazionario, spiega Ubs, è il più grande per dimensioni, con un debito totale attualmente pari a 209 miliardi di dollari, di cui circa il 70% con rating high yield. Sulla base delle stime degli analisti, i debiti totali del settore immobiliare cinese sono di quasi 4.700 mliardi di dollari, con il mercato obbligazionario offshore che rappresenta solo il 4,5%.

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La dimensione complessiva del debito di Evergrande è invece di 313 miliardi di dollari secondo la banca svizzera (305 miliardi circa in base ai dati comunicati dal gruppo cinese), ovvero attorno al 6,5% del debito totale del settore immobiliare cinese. In termini di obbligazioni offshore totali in circolazione, Evergrande Group detiene 19 miliardi di dollari (in base al database di Bloomberg in tutto sarebbero quasi 24 miliardi), che equivale a circa il 9% del mercato obbligazionario offshore totale e al 12% del mercato offshore del debito high yield.

I gruppi immobiliari con rating B costituiscono un ulteriore 12,5% del mercato obbligazionario offshore ad alto rendimento (sono i junk bond), “una percentuale importante data l’elevata correlazione tra questi nomi e l’azione dei prezzi di Evergrande”. In caso di ristrutturazione, gli analisti di aspettano “che le obbligazioni rimbalzino dai minimi e che il contagio sia limitato, ma in caso di una liquidazione completa il rischio è di un elevato grado di contagio sul sistema”. 

Incrociando i dati del servizio eMAXX Bond Holders di Refinitiv con il database di Bloomberg, emerge che nei mesi scorsi buona parte del mondo finanziario era investito nel debito di Evergrande, anche perché molti gestori fanno trading sul prezzo delle obbligazioni, cercando di rilevarle al valore più basso confidando in un rimbalzo grazie ad una ristrutturazione del gruppo. Fra i nomi che emergono dai database e che milanofinanza.it ha potuto vedere, vi sono Amundi, Ubs, Blackrock, Pimco, Allianz, Aberdeen, Pictet, Fidelity. Vi sono anche società italiane, in alcuni casi esposte per pochi milioni di dollari.

Secondo Ubs, solo nel caso di una liquidazione totale, con gli investitori che otterrebbero solo una piccola parte di quanto investito, l’evento potrebbe generare “una perdita materiale di fiducia degli investitori nel più ampio settore immobiliare e del mercato offshore asiatico high yield” creando una ricaduta nelle più ampie attività finanziarie cinesi.

Un effetto domino porterebbe le banche creditrici o in generale le società con grandi esposizioni verso Evergrande a essere costrette a una ristrutturazione creando una ricaduta su altre attività finanziarie cinesi. Ubs cita oltre 130 banche e 120 istituzioni non bancarie (250 soggetti in tutto), fra le parti coinvolte come creditori, mentre il colosso immobiliare assume circa 4 milioni di persone ogni anno per effettuare gli sviluppi dei suoi progetti, un fatto che “potrebbe creare maggiori preoccupazioni negli investitori sui rischi per la stabilità finanziaria in Cina”, aggiungono gli analisti.

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Un punto importante cui il mercato dovrà prestare attenzione nelle prossime settimane, avvertono gli specialisti della banca svizzera, saranno i prossimi pagamenti delle cedole sulle obbligazioni offshore, dal momento che questo potrebbe essere “l’innesco di un evento sul debito”. Le date da non perdere sono tre: il 23 e 29 settembre e l’11 ottobre. (riproduzione riservata)

Source

“https://www.milanofinanza.it/news/evergrande-le-3-date-da-non-perdere-sulla-crisi-coinvolte-250-istituzioni-finanziarie-202109171200306132”
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